Ogni nuovo anno scolastico porta con sé la speranza di un cambiamento, ma spesso i problemi rimangono gli stessi. La scuola italiana si trova di fronte a sfide importanti che vanno oltre il solo tema del lavoro. Per affrontare i nodi della mancanza di fondi, dell’adeguamento delle infrastrutture scolastiche e delle esigenze reali degli studenti, abbiamo chiesto il parere di Marco Monzù Rossello, rappresentante e segretario regionale per la Lombardia Unicobas. Attraverso il suo punto di vista, cercheremo di capire quali sono le priorità da risolvere per garantire un sistema educativo moderno e funzionale. Nella prima parte dell’intervista, abbiamo parlato di precariato, riforme e instabilità del lavoro.
Problemi della scuola, la mancanza di fondi è il vero problema?
3- Si parla spesso di mancanza di fondi. A suo avviso, dove sarebbe necessario investire per un cambiamento duraturo, oltre agli stipendi del personale?
La mancanza di fondi è certamente un problema, ma il nodo vero è come vengono utilizzati e dove vengono destinati. Troppo spesso assistiamo a tagli alla scuola pubblica mentre si continuano a stanziare risorse per altri settori o per la scuola privata. Se vogliamo un cambiamento duraturo, gli investimenti devono andare in tre direzioni chiare:
- Edilizia scolastica e sicurezza. Non possiamo più tollerare scuole con soffitti che crollano, aule sovraffollate e spazi inadatti. Bisogna mettere in sicurezza gli edifici, renderli moderni, sostenibili e accessibili. Una scuola dignitosa è già di per sé una lezione di cittadinanza.
- Riduzione del numero di alunni per classe. Le cosiddette “classi pollaio” sono una ferita aperta: compromettono l’apprendimento e rendono impossibile la didattica personalizzata. Servono risorse per aumentare l’organico e ridurre il numero di studenti, così da garantire attenzione e inclusione per tutti.
- Supporto alla didattica e ai servizi. Oltre agli stipendi, bisogna finanziare laboratori, biblioteche, attività extracurricolari, sostegno agli studenti con bisogni educativi speciali, formazione continua per i docenti. La scuola non è solo lezione frontale: è comunità, è crescita culturale e sociale.
Quindi sì, i fondi servono, ma soprattutto serve la volontà politica di investirli nella scuola pubblica, perché solo lì si costruisce uguaglianza e futuro.
Infrastrutture e tecnologia: siamo al passo con i tempi?
4- La sicurezza degli edifici scolastici e l’aggiornamento tecnologico sono aspetti fondamentali. Qual è la situazione attuale e cosa si può fare per garantire agli studenti e al personale ambienti moderni e sicuri?
Se parliamo di infrastrutture e tecnologia, la verità è che non siamo affatto al passo con i tempi. Come sindacato lo denunciamo da anni: oltre il 40% degli edifici scolastici italiani ha più di 50 anni, molti non sono a norma antisismica, e non mancano casi in cui soffitti e intonaci cadono letteralmente in testa a studenti e personale. Questa non è una condizione accettabile per una scuola che dovrebbe formare cittadini del futuro. Sul fronte tecnologico la situazione è a macchia di leopardo: ci sono scuole all’avanguardia, spesso grazie a progetti straordinari o all’impegno dei singoli docenti, ma ce ne sono tante altre che lavorano con attrezzature obsolete, connessioni lente e laboratori insufficienti. È inaccettabile che l’accesso alle tecnologie dipenda dal codice di avviamento postale. Cosa fare, allora?
- Piano straordinario di messa in sicurezza: servono investimenti massicci e continui, non spot, per garantire edifici sicuri, efficienti dal punto di vista energetico e accessibili a tutti.
- Investimenti sulla tecnologia: non bastano i tablet regalati per un anno. Servono connessioni stabili, laboratori aggiornati, piattaforme didattiche realmente integrate e risorse per la manutenzione.
- Uguaglianza territoriale: la scuola non può essere lasciata in balia delle differenze tra Nord e Sud o tra centri urbani e aree interne. Tutti gli studenti devono avere le stesse opportunità.
In poche parole: non c’è scuola di qualità senza edifici sicuri e senza strumenti tecnologici moderni. Non possiamo chiedere agli insegnanti di “innovare la didattica” se poi li lasciamo in classi fatiscenti, con 25 alunni e un proiettore che non funziona.
Quali sono le priorità da affrontare per gli studenti?
5- Oltre alle condizioni di lavoro del personale, l’attenzione va rivolta anche agli studenti. Dal punto di vista sindacale, quali sono le principali esigenze degli studenti che dovrebbero essere al centro delle politiche educative?
Dal punto di vista sindacale è chiaro: gli studenti devono essere messi al centro delle politiche educative, perché la scuola esiste per loro. E le priorità, oggi, sono evidenti:
- Diritto a spazi sicuri e dignitosi. Non è accettabile che ragazzi e ragazze facciano lezione in aule sovraffollate, in edifici insicuri o fatiscenti. La prima garanzia per gli studenti è una scuola che non mette a rischio la loro incolumità e che offre ambienti adatti ad apprendere e a crescere.
- Qualità e continuità didattica. Gli studenti hanno diritto a insegnanti stabili, non a cambiare professore ogni anno perché il sistema si regge sul precariato. La continuità educativa è fondamentale per costruire relazioni, fiducia e un percorso di apprendimento solido.
- Inclusione e pari opportunità. Serve più sostegno per le persone con disabilità e per chi ha bisogni educativi speciali, meno barriere economiche per le famiglie e più servizi: tempo pieno, mense scolastiche, trasporti. La scuola deve essere un’istituzione che riduce le disuguaglianze, non che le amplifica.
- Accesso a cultura, sport e tecnologia. Gli studenti hanno bisogno di biblioteche, laboratori, palestre, attività extracurricolari. Non basta insegnare nozioni: la scuola deve essere un luogo di crescita culturale, sociale e personale, aperto al territorio e al futuro. Queste sono le priorità per chi vive ogni giorno la scuola sui banchi. Se si investe davvero sugli studenti, allora si investe sull’intero Paese.
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