Con l’inizio di ogni nuovo anno scolastico 2025/26, si ripresentano puntualmente le stesse questioni irrisolte. Da anni il mondo della scuola italiana attende risposte concrete su temi come l’instabilità del precariato, l’adeguamento delle infrastrutture e la valorizzazione del personale docente. Per capire a fondo i problemi e individuare possibili soluzioni, abbiamo intervistato Marco Monzù Rossello, rappresentante e segretario regionale per la Lombardia Unicobas, una voce diretta di chi vive quotidianamente le complessità di questo sistema. Come nell’intervista a Monzù Rossello dello scorso anno, gli abbiamo posto alcune domande su tematiche diverse.
Anno scolastico 2025/26: instabilità e precariato sono ancora i principali ostacoli?
1. Il precariato sembra una questione permanente nel mondo della scuola. Cosa dovrebbe cambiare per dare stabilità ai docenti precari e come questa situazione influisce sulla qualità dell’insegnamento?
Si, l’instabilità e il precariato restano i principali ostacoli nel mondo della scuola. E il fatto che il precariato sia diventato una condizione strutturale, quasi “normale”, è inaccettabile. Non possiamo rassegnarci all’idea che migliaia di docenti vivano in una condizione di incertezza continua, senza prospettive chiare di stabilizzazione. Cosa serve?
- Stabilizzazione dei precari: i docenti che hanno già maturato anni e anni di servizio devono essere assunti e non con concorsi che rischiano di trasformarsi in lotterie. Chi lavora da anni in cattedra ha già dimostrato sul campo di avere le competenze. Pertanto bisognerebbe istituire un doppio canale di reclutamento con il 50% dei posti a concorso ordinario ed il 50% dei posti da destinarsi al personale precario, Docente e Ata abilitato e vincitore di concorso, con l’esclusione della reiterazione dei concorsi e dei percorsi abilitanti per chi è già abilitato e vincitore di concorso. Attribuzione di 12 punti per ogni abilitazione e per ogni anno di servizio maturati. Fase unicamente transitoria che preveda concorsi riservati per i non abilitati non vincitori di concorso. Ripristino del dovere di assumere cittadinanza nella provincia per le supplenze temporanee (non per i contratti annuali), nonché della domanda su massimo tre scuole e dello spostamento in coda alla graduatoria in caso di rifiuto delle supplenze. Conteggio solo degli anni di servizio maturati nelle scuole pubbliche e, nella fase transitoria, eliminazione dal computo nelle graduatorie pubbliche degli anni svolti in scuole private non certificati da busta paga
- Programmazione seria del fabbisogno: ogni anno si ripete la stessa storia, con graduatorie, supplenze last minute, classi scoperte. Serve una pianificazione a lungo termine, basata sui reali numeri di pensionamenti e di necessità, non sull’improvvisazione.
- Risorse e infrastrutture: il secondo grande problema è lo stato delle scuole. Aule fatiscenti, laboratori insufficienti, mancanza di spazi adeguati. Non si può parlare di qualità della didattica se i luoghi in cui si insegna sono insicuri o non attrezzati.
- Fondi alla scuola pubblica: ed ecco il nodo politico. Da anni denunciamo che lo Stato sottrae risorse alla scuola pubblica per destinarle a quella privata. Noi siamo chiari: la priorità assoluta deve essere la scuola pubblica, quella che accoglie tutti, senza discriminazioni.
E qui arriviamo alla questione della qualità dell’insegnamento: un docente precario, che non sa se a settembre lavorerà, dove lavorerà e con quale contratto, non può dare il meglio di sé. Non perché non voglia, ma perché vive in una condizione di stress e precarietà economica. La continuità didattica, che è un diritto degli studenti, non può esistere finché gli insegnanti cambiano ogni anno. Se vogliamo una scuola che formi cittadini liberi e consapevoli, dobbiamo partire da qui: stabilità per i lavoratori, investimenti per le strutture e risorse certe per la scuola pubblica.
Quali sono le riforme più urgenti per la scuola italiana?
La scuola ha bisogno di riforme. Secondo lei, quali sono le prime tre azioni concrete che il Ministero dell’Istruzione dovrebbe intraprendere per migliorare il sistema scolastico?
Se guardiamo al bene della scuola, senza secondi fini – spiega Monzù Rossello – le tre riforme più urgenti sono chiare:
- Stabilizzazione del personale con adeguamento degli stipendi dei docenti alla media europea. La scuola ha bisogno di continuità. Non è accettabile che ogni settembre migliaia di cattedre restino scoperte e che i ragazzi cambino insegnante dopo poche settimane. La prima riforma deve essere la stabilizzazione dei precari con anni di servizio alle spalle e una programmazione seria del fabbisogno. Senza docenti stabili, non esiste qualità educativa. Non da meno l’adeguamento degli stipendi dei docenti alla media europea.
- Investimenti strutturali e tecnologici. Le nostre scuole hanno edifici vecchi, insicuri e laboratori spesso obsoleti. Se vogliamo una scuola moderna, inclusiva e capace di preparare al futuro, servono edifici sicuri, aule attrezzate, spazi per attività laboratoriali e un aggiornamento reale delle dotazioni tecnologiche.
- Finanziamento prioritario alla scuola pubblica. Lo Stato deve smettere di trattare la scuola pubblica come una spesa da contenere e cominciare a considerarla un investimento strategico. Ogni euro che va alle scuole private è un euro tolto alla scuola di tutti. Servono fondi per ridurre il numero di studenti per classe, rafforzare il sostegno, garantire tempo pieno e offrire servizi che riducano le disuguaglianze.
In sintesi: stabilità di docenti e ATA con giusta remunerazione, scuole sicure e moderne, più risorse alla scuola pubblica. Queste sono le tre leve per ridare dignità al sistema scolastico e garantire ai nostri ragazzi un futuro migliore. Leggi la seconda parte dell’intervista al rappresentante Unicobas, mentre risponde ad altre tre domande.
Visita le nostre selezioni formative per la scuola: Visita il sito



