Classe 1977, di origini pugliesi e professore di Fisica presso l’IISS Luigi dell’Erba di Castellana Grotte nella Città metropolitana di Bari. Descrivere in questo modo Vincenzo Schettini, diventato noto al pubblico col suo canale Youtube e poi sui social con ‘La fisica che ci piace’, è alquanto riduttivo. In realtà Schettini lo possiamo guardare come una persona poliedrica, che ha saputo dapprima avvicinarsi al mondo della didattica e degli studenti, e poi al pubblico in generale, mostrando tutta la sua versatilità: divulgatore scientifico, musicista (si è anche diplomato al conservatorio in violino e didattica della musica), scrittore e conduttore TV. Lo abbiamo raggiunto per rivolgergli alcune domande sul tema del precariato, problema che affligge la scuola da troppo tempo, ripercorrendo le sue tappe da supplente e chiedendo suggerimenti per chi ancora versa nella condizione di instabilità lavorativa.
‘Sono stato un precario fortunato’
Lei, Professore, si è sempre contraddistinto per i suoi consigli su come approcciarsi agli studenti e alla didattica in modo innovativo ed empatico. Rivolgendosi al mondo dei supplenti, quali suggerimenti darebbe per affrontare al meglio la condizione di precarietà?
Di avere molta pazienza, perché è una condizione, quella della precarietà, che abbiamo tutti attraversato. Cambi scuola, cambi dirigenza, ti sposti per molti chilometri, investi tanti soldi. Interviene una sorta di stanchezza che purtroppo è deleteria nel nostro mestiere. Io sono stato un precario “fortunato“ perché mi sono spostato in generale abbastanza poco, ma questa è una condizione rara.
Com’è stato il suo percorso da docente precario a professore di ruolo?
Piuttosto tranquillo per quanto riguarda gli spostamenti e relativamente breve per l’immissione a ruolo. Ho fatto otto anni di precariato, tutto sommato non tanti. Tutti in provincia di Bari, ricevendo poi la cattedra di immissione in una scuola nella quale sognavo di insegnare, la scuola dove mio fratello ha studiato e si è diplomato.
Precari: ‘Il concetto delle 18 ore in un’unica scuola va superato’
Secondo Lei in quale direzione si dovrebbe andare per risolvere la ‘piaga’ del precariato?
C’è una domanda di riserva? Scherzi a parte è davvero triste come situazione e sono l’ultima persona che possa dare soluzioni. Ma mi sento di dire una cosa, data la mia esperienza. Ormai il mestiere dell’insegnante ha superato le quattro mura scolastiche. finalmente grazie alla rete, se veramente amiamo questo mestiere e se siamo bravi e originali, possiamo lavorare anche in altri contesti. Il concetto delle 18 ore in un’unica scuola per quanto mi riguarda dovrebbe essere superato. Esistono piattaforme di apprendimento online, realtà di ricerca e sviluppo, comunità di apprendimento. Se prima la parola “partita Iva” era fantascienza ora molti insegnanti, con un part-time, osando, sperimentando, provando nuovi percorsi, hanno trovato un modo differente e a volte anche decentemente più remunerativo. Questa soluzione è l’unica prevista nel nostro contratto perché una cattedra intera non prevede altre attività. Dobbiamo essere capaci di iniziare a guardare oltre, anche perché l’apprendimento sta piano piano contagiando tutti i settori. Era ora.
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