Nell’ambito della prossima riforma previdenziale, si è sentito recentemente parlare dell’ipotesi di dare la possibilità ai lavoratori di cedere il proprio Tfr in cambio della pensione anticipata, ma a chi converrebbe davvero? Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi di una simile misura?
Riforma pensioni 2026: le ipotesi in gioco
In previsione della prossima Legge di Bilancio, il Governo sta vagliando diverse ipotesi di riforma pensionistica. In particolare, starebbe valutando un possibile potenziamento di Opzione donna e l’ipotesi di cessione del Tfr in cambio dell’uscita anticipata. In alternativa, resta ancora al varo Quota 41 flessibile, la misura che permetterebbe di lasciare il lavoro con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, purché si rispetti la soglia minima dei 62 anni, con una penalizzazione graduale sull’assegno in base al numero di anni di anticipo.
La pensione anticipata con il Tfr, invece, consentirebbe di andare in pensione a 64 anni a chi non raggiunge l’importo minimo richiesto solo con la contribuzione all’Inps, integrando la pensione con una rendita aggiuntiva derivante proprio dal Tfr. Riassumendo, si potrebbe usufruire della misura con i seguenti requisiti:
- 64 anni di età;
- 25 anni di contributi;
- pensione non inferiore a 3 volte l’assegno sociale;
- pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale per le donne con un figlio;
- pensione non inferiore a 2,6 volte l’assegno sociale per le donne con almeno due figli.
Tfr per pensione anticipata: vantaggi e svantaggi
Cosa comporterebbe nel concreto trasformare il Tfr in una rendita mensile, invece che riceverlo in un’unica soluzione (o in al massimo 2 rate) a fine carriera? In altre parole, converrebbe davvero utilizzare il Tfr per lasciare il lavoro in anticipo? Il principale vantaggio per i lavoratori consisterebbe nella possibilità di andare in pensione 3 anni prima rispetto alla soglia di vecchiaia (67 anni). L’Inps, invece, avrebbe il vantaggio di trattenere il Tfr più a lungo, anziché liquidarlo tutto in un’unica soluzione alla cessazione del rapporto di lavoro.
Di contro, per il lavoratore ci sarebbe la penalizzazione sull’assegno di pensione, dovuto al calcolo contributivo, inevitabile per chi sceglie di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Inoltre, andando prima in pensione, il lavoratore avrebbe un importo più basso derivante dall’interruzione anticipata della carriera, perché smettendo di lavorare cessano anche i versamenti contributivi. Infine, si andrebbe incontro ad un coefficiente di trasformazione meno favorevole. Andando in pensione a 64 anni, il montante contributivo si tradurrebbe in un assegno più basso rispetto a quello che si avrebbe uscendo ad un’età più avanzata.
È chiaro quindi che, qualora dovesse passare la misura, ogni lavoratore dovrebbe valutare con attenzione se scegliere o meno questa opzione, a seconda delle proprie esigenze personali e condizioni economiche.
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