L’ultimo capitolo del piano straordinario di reclutamento docenti previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta per prendere forma. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito pubblicherà infatti entro il 31 dicembre 2025 il bando per il Concorso PNRR3, che metterà a disposizione circa 20mila posti a tempo indeterminato. Un passaggio decisivo che porterà a compimento l’obiettivo fissato dall’Europa: assumere complessivamente 70mila insegnanti entro il 2026.
Si tratta dell’ultima opportunità offerta dal piano straordinario. Per questo, l’attenzione è massima tra aspiranti docenti, sindacati e università, che già segnalano la necessità di cominciare a prepararsi da subito a prove che si preannunciano più selettive rispetto alle precedenti edizioni.
Tempistiche e fasi del concorso
Il cronoprogramma, confermato da fonti ministeriali, prevede la pubblicazione del bando tra novembre e dicembre 2025. Le domande di partecipazione dovranno essere presentate online, esclusivamente attraverso il Portale Unico del Reclutamento, entro gennaio 2026. Sempre tra gennaio e la primavera successiva si svolgeranno le prove scritte e orali, con l’obiettivo di concludere le procedure in tempo per consentire le immissioni in ruolo a settembre 2026, all’avvio del nuovo anno scolastico.
Requisiti di accesso: cosa cambia
La terza tornata del PNRR segna anche la fine della fase transitoria prevista dal Decreto Legislativo 59/2017. Dal 1° gennaio 2025, infatti, non sono più validi i 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022 né l’accesso con la sola laurea per i posti comuni della secondaria.
I nuovi requisiti prevedono:
- Infanzia e primaria: abilitazione conseguita nei corsi di Scienze della formazione primaria o diploma magistrale con valore abilitante conseguito entro il 2001/2002.
- Secondaria: laurea magistrale coerente con la classe di concorso + abilitazione, oppure laurea magistrale con almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 anni, di cui uno nella specifica classe di concorso.
- ITP: fino a dicembre 2025 basterà il diploma tecnico-professionale; dal 2026 servirà la laurea triennale.
- Sostegno: titolo di specializzazione, o in alternativa 3 anni di servizio specifico.
Elemento chiave diventa il nuovo sistema dei 60 CFU universitari, introdotto con il DPCM del 4 agosto 2023. Saranno obbligatori per i laureati non abilitati, con percorsi ridotti da 30 CFU previsti per chi possiede già un’abilitazione, una specializzazione o anni di servizio.
Struttura delle prove
Il concorso sarà articolato in due momenti principali.
La prova scritta
È prevista una prova a risposta multipla composta da 50 quesiti da completare in 100 minuti. Gli argomenti spazieranno dalla pedagogia alla psicopedagogia, dalle metodologie didattiche all’inclusione, con un focus particolare su competenze digitali e conoscenza della lingua inglese a livello B2. La soglia minima per accedere all’orale sarà più alta rispetto al passato: almeno 70 punti su 100.
Una novità significativa riguarda la predisposizione dei quesiti, affidata all’Università Roma Tre. Si parla di 2.250 domande complessive, di cui 750 per l’infanzia e primaria e 1.500 per la secondaria. Particolare attenzione sarà data ai cosiddetti “distrattori”, ossia risposte errate studiate per aumentare la difficoltà e testare davvero la preparazione dei candidati.
La prova orale
Avrà durata variabile: 30 minuti per infanzia e primaria, 45 per la secondaria. Il colloquio verterà sulla disciplina della classe di concorso e sarà affiancato da una lezione simulata, estratta 24 ore prima. Verranno valutate anche le competenze didattiche digitali e linguistiche.
Riserva del 30% dei posti
Un aspetto molto importante riguarda la riserva: il 30% dei posti sarà destinato a chi ha svolto almeno 3 anni di servizio nelle scuole statali negli ultimi 10 anni, con almeno un anno specifico sulla classe di concorso scelta. La misura si applica per procedure con almeno quattro posti disponibili, regione per regione.
Una selezione più severa
Rispetto ai concorsi precedenti, questo si annuncia più duro: punteggio minimo più alto, quesiti con distrattori sofisticati, possibile introduzione di domande a risposta aperta e maggior peso alle competenze disciplinari specifiche. Un segnale chiaro che il Ministero intende alzare l’asticella, anche per rispettare le richieste di Bruxelles sul rafforzamento della qualità dell’insegnamento.
Come prepararsi
Gli esperti raccomandano di non aspettare il bando per mettersi a studiare. Serviranno mesi di lavoro intenso per affrontare i vari ambiti richiesti:
- Normativa scolastica aggiornata
- Pedagogia e metodologie inclusive
- Psicopedagogia e sviluppo cognitivo
- Strategie di valutazione formativa
- Competenze digitali per la didattica
- Lingua inglese livello B2
Tra le strategie di preparazione più efficaci vengono indicati i quiz simulati (come i nostri aggiornati, gratuiti e con risposta corretta alla fine del test) le unità di apprendimento (UDA) per la prova orale e l’uso di manuali aggiornati alle ultime normative.
A quanto ammontano gli stipendi dei docenti
Gli stipendi dei docenti in Italia variano in base al grado scolastico e all’anzianità di servizio. In media, un insegnante della scuola dell’infanzia o primaria inizia con circa 1.350-1.450 euro netti al mese, cifra che cresce con gli scatti di anzianità fino a superare i 1.800-1.900 euro netti a fine carriera.
I docenti della scuola secondaria percepiscono leggermente di più: la retribuzione iniziale si aggira intorno ai 1.450-1.550 euro netti, per arrivare oltre i 2.000 euro con l’esperienza.
Gli ITP (Insegnanti Tecnico-Pratici), inquadrati come docenti della secondaria di II grado, hanno uno stipendio simile ai colleghi laureati, pur con accesso differente ai requisiti: si parte da circa 1.400-1.500 euro netti.
Infine, i docenti di sostegno percepiscono lo stesso trattamento economico dei colleghi della loro fascia scolastica (infanzia, primaria o secondaria), quindi senza differenze stipendiali, ma con la possibilità di accedere a indennità aggiuntive in alcuni casi legati alla complessità del servizio.
Una corsa contro il tempo
Con il PNRR3 si chiude un triennio straordinario per il reclutamento nella scuola italiana. Dopo le prime due tornate, che hanno immesso in ruolo decine di migliaia di docenti, l’ultima finestra offrirà 20mila posti ma con regole nuove e più stringenti.
Per i candidati, sarà una corsa contro il tempo: studiare già da ora è l’unico modo per farsi trovare pronti quando il bando arriverà, entro la fine dell’anno.
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