In Italia migliaia di docenti fuori sede vivono lontani dalla propria famiglia, costretti a trasferirsi in città del Nord dove il costo della vita è elevato e gli stipendi fermi da anni non permettono una vita dignitosa. Non si tratta solo di giovani alla prima esperienza, ma spesso di insegnanti con più di cinquant’anni che, nonostante il ruolo di titolari, continuano a sentirsi precari. La testimonianza raccolta da Fanpage.it mette in luce un fenomeno sempre più diffuso e poco tutelato.
La testimonianza di un professore meridionale al Nord
Fabrizio (nome di fantasia) è uno dei tanti insegnanti che hanno dovuto lasciare la propria città per lavorare in Lombardia. Dopo anni a Treviglio, dove pagava 700-800 euro solo di affitto, è riuscito a tornare temporaneamente al Sud grazie alla legge 104, che gli consente di assistere la figlia disabile.
Il suo futuro resta però incerto: dal 2026, senza una nuova assegnazione provvisoria, sarà costretto a tornare al Nord. «Mi restava pochissimo da mandare alla mia famiglia» ha raccontato, sottolineando come la situazione colpisca moltissimi colleghi: circa il 40% degli insegnanti a Treviglio è meridionale e sogna di rientrare nella propria regione d’origine. Più volte si è chiesto aiuto al Ministero contro rincari e spese.

Il ruolo delle associazioni e la richiesta di sgravi fiscali
Il Coordinamento nazionale docenti per i diritti umani (Cnddu), guidato da Romano Pesavento, denuncia da anni la condizione dei professori fuori sede. Secondo Pesavento, la pandemia e il conseguente caro vita hanno aggravato una situazione già difficile:
- Affitti alti nelle grandi città del Nord
- Stipendi fermi rispetto all’aumento dei prezzi
- Costi quotidiani insostenibili per chi vive lontano da casa
“Se un docente deve vivere tanti anni lontano, deve essere messo in condizione di farlo dignitosamente” ha spiegato Pesavento, chiedendo almeno sgravi fiscali per ridurre le spese di chi non può rientrare nella propria città.
Mobilità bloccata e trappola della carriera
Uno dei nodi principali resta la scarsa mobilità nella scuola. Molti insegnanti del Sud vorrebbero trasferirsi per lavorare più vicino alla propria famiglia, ma le cattedre disponibili sono poche. Le difficoltà aumentano per chi insegna discipline meno diffuse, come diritto o economia. Secondo i dati citati dal Cnddu, negli ultimi dieci anni solo una cinquantina di docenti di diritto è riuscita ad avvicinarsi alla propria zona di origine, a fronte di migliaia di domande.
La conseguenza è una vera e propria trappola professionale: professori che, pur essendo di ruolo, vivono una condizione simile a quella dei precari. Lavorano lontani da casa per decenni, con lo stesso stipendio di chi insegna al Sud ma affrontando un costo della vita triplicato. La tabella di seguito riassume quanto detto.
| Aspetto | Situazione attuale | Conseguenze |
|---|---|---|
| Affitti al Nord | 700-900 € mensili in città medie | Poco denaro residuo per la famiglia |
| Stipendi docenti | Mediamente 1.400-1.500 € netti | Non adeguati al caro vita |
| Mobilità | Limitata, soprattutto per materie di nicchia | Anni di attesa senza trasferimento |
| Richieste sindacali | Sgravi fiscali e agevolazioni | Vita dignitosa lontano da casa |
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