Riceviamo e riportiamo una lettera inviataci dalla Community Uniti per INDIRE sulla questione dei docenti specializzati all’estero che aspettano risposte dal MIM e dal MUR in merito alla loro assunzione in ruolo.
Il problema dei docenti specializzati all’estero
Mentre il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Università e della Ricerca continuano a rimpallarsi le responsabilità sulla gestione dei docenti specializzati all’estero, noi insegnanti ci troviamo in un limbo giuridico e professionale che sta minando profondamente le nostre vite. Viviamo da oltre due anni nell’incertezza più assoluta, in attesa di una nota chiarificatrice che tarda ad arrivare. E nel frattempo, ci stiamo ammalando. Non solo metaforicamente: l’ansia, lo stress e la frustrazione stanno avendo un impatto reale e devastante sulla nostra salute mentale e fisica.
Siamo i docenti inseriti negli elenchi previsti dall’art. 9, comma 4, del D.M. 119/2023: coloro che hanno conseguito all’estero il titolo di specializzazione sul sostegno e che, in base alla normativa vigente, dovrebbero avere diritto pieno all’immissione in ruolo con priorità rispetto ad altre procedure. Diritto che, almeno sulla carta, si concretizzerà dopo il riconoscimento del titolo. Ma questo “dopo” continua ad allontanarsi.
Il posto per l’immissione in ruolo è accantonato?
Il testo normativo, pur non esplicitando in modo diretto ogni aspetto applicativo, lascia intendere alcune garanzie fondamentali: noi docenti riteniamo che il posto per l’immissione in ruolo debba essere già accantonato, che il diritto all’assunzione non possa decadere nemmeno in caso di cambio provincia, e che non debba essere necessario ottenere una supplenza da GPS per vedere riconosciuto il nostro diritto al ruolo. Inoltre, l’anno di prova per il ruolo dovrà essere svolto nella provincia di appartenenza, in virtù dell’inserimento nelle GPS dopo l’aggiornamento 2026/2028.
Tuttavia, queste sono deduzioni ragionevoli, non certezze esplicitate in una circolare o in una nota ministeriale. Sono interpretazioni che, per quanto fondate e coerenti con il dettato normativo (come il D.M. 119/2023 e la Legge 106/2024), necessitano di essere confermate ufficialmente. Finché il MIM e il MUR continueranno a rimpallarsi la competenza senza fornire risposte chiare e coordinate, noi docenti resteremo intrappolati in un’eterna attesa, privi di tutele concrete.
Paralisi burocratica che paralizza tutto il resto
E qui nasce il vero problema: la mancanza di coordinamento istituzionale. Il Ministero dell’Istruzione non si assume pienamente la responsabilità del procedimento, mentre il Ministero dell’Università e della Ricerca scarica a sua volta le competenze. Il risultato? Una paralisi burocratica che lascia migliaia di docenti in attesa, senza alcuna indicazione certa sul proprio futuro.
Nel frattempo, le nostre vite restano sospese. I progetti di stabilità, di famiglia, di lavoro a lungo termine vengono rimandati indefinitamente.
Noi docenti specializzati all’estero chiediamo risposte immediate e una presa di responsabilità politica chiara e definitiva. Non possiamo più permetterci di vivere in questo stato di attesa patologica, sospesi tra norme poco chiare e silenzi istituzionali. Ci è stato chiesto di sanare il titolo estero attraverso il percorso INDIRE, e lo stiamo facendo, nonostante le difficoltà organizzative, la mancanza di supporto e la continua incertezza sui nostri diritti futuri. Ora chiediamo che lo Stato faccia la sua parte, garantendoci ciò che ci spetta: una stabilizzazione certa, equa e coerente su tutto il territorio nazionale. Non chiediamo trattamenti di favore, ma il rispetto del principio di legalità, di equità e di uniformità nell’applicazione delle norme.
Non possiamo più essere vittime di un gioco istituzionale che scarica sulle nostre spalle il peso di decisioni mancate. Ogni giorno che passa senza risposte è un giorno in più di ansia, incertezza e logoramento. Ci stiamo ammalando in silenzio, mentre aspettiamo una nota chiarificatrice che non arriva. Ma questa attesa non è più sostenibile. Adesso è tempo di agire.
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